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Furto della carta bancomat e sottrazione di denaro.L’arbitro bancario obbliga la banca alla restituzione del denaro sottratto dai ladri al titolare della carta

Collegio di Milano decisione n. 8604/2021.

IL CASO SOTTOPOSTO ALL’ARBITRO BANCARIO

Il ricorrente lamenta il furto del portafoglio dalla borsa presso il centro commerciale dove era custodita la carta bancomat con cui i ladri hanno potuto sottrarre denaro a sua insaputa tramite servizio bancomat.

La vittima sostiene che il codice della carta (PIN) non è stato ceduto né comunicato a terzi.

Le operazioni sono state compiute tra le ore 17:57 e le ore 18:00, La cliente ha sporto denuncia alle ore 11:26 del 14/08/2020.

La Banca sostiene che tutte le operazioni contestate sono state effettuate tramite la corretta digitazione del relativo codice PIN. ed o allega esclusivamente una comunicazione nella quale si afferma semplicemente che “le transazioni sono state effettuate tramite digitazione pin. -1sms è stato correttamente prodotto ed inoltrato al Numero…”.

Non allega però alcuna evidenza documentale di quanto affermato. In altri termini,

l’intermediario afferma, ma non prova, allegando relativa documentazione, che le

operazioni contestate sono state correttamente autenticate, mediante digitazione del PIN.

L’Intermediario afferma che il blocco della carta è stato eseguito, su richiesta della cliente,

alle ore 18:14 del 13/08/2020

LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO RELATIVA AL PAGAMENTO CON STRUMENTI ELETTRONICI

L’art. 8, comma 1, lett. a) del D. Lgs. 11/2010, come modificato dal D. Lgs. 15 dicembre 2017, n. 218, prevede che “Il prestatore di servizi di pagamento che emette uno strumento di pagamento ha l’obbligo di: a) assicurare che le credenziali di sicurezza personalizzate non siano accessibili a soggetti diversi dall’utente abilitato a usare lo strumento di pagamento, fatti salvi gli obblighi posti in capo a quest’ultimo ai sensi dell’articolo 7…”. L’art. 10, comma 1, del medesimo Decreto prescrive che “Qualora l’utente di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un’operazione di

pagamento già eseguita o sostenga che questa non sia stata correttamente eseguita, è onere del prestatore di servizi di pagamento provare che l’operazione di pagamento è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata e che non ha subito le conseguenze del malfunzionamento delle procedure necessarie per la sua esecuzione o di altri inconvenienti”. Nel comma 2 dello stesso art. 10 si precisa che “Quando l’utente di servizi di pagamento neghi di aver autorizzato un’operazione di pagamento eseguita, l’utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento…non è di per sé necessariamente sufficiente a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utente medesimo, né che questi abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto con dolo o colpa grave a uno o più degli obblighi di cui all’articolo e’ onere del prestatore di servizi di pagamento…fornire la prova della frode, del dolo o della colpa grave dell’utente”.

LA DECISIONE DELL’ARBITRO BANCARIO

Secondo l’orientamento consolidato del Collegio di Milano (cfr. Coll. di Milano, n. 682/16,

n. 6339/2016), l’omessa produzione, da parte dell’intermediario, di documentazione

attestante la corretta autenticazione ed esecuzione delle operazioni, comporta

l’imputazione all’intermediario delle perdite derivanti dall’utilizzo dello strumento utilizzato

indebitamente, senza necessità di accedere alla valutazione della colpa grave in capo al

ricorrente circa la mancata corretta custodia delle proprie credenziali o l’eventuale ritardo

nelle comunicazione dell’uso non autorizzato dello strumento.

In altri termini, i Collegi dell’arbitro bancario e finanziario hanno convenuto che, quando non è prodotta dall’intermediario la prova documentale dell’autenticazione delle operazioni contestate, il ricorso debba essere accolto integralmente.

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